giovedì 11 ottobre 2012

Magnum - On a Storyteller's Night




                                                                   Magnum
On a Storyteller's Night

1985
AOR

 Anno 2000. La mia giovane collezione di dischi ammontava ancora a qualche decina di pezzi e io, ragazzo assetato di cultura musicale, quel giorno d'inverno girovagavo nel Virgin Store nel centro della città, alla ricerca di qualcosa in cui investire i piccoli risparmi derivanti dal bere una birra in meno il sabato sera. Erano giorni particolari perché la Virgin stava chiudendo i battenti, e quel negozio si era quindi trasformato in un paradisiaco discount di dischi in mid price.
All'epoca ero affascinato in particolare dal metal più melodico e epico e, proprio mentre scrutavo tra gli scaffali rock/metal la mia attenzione venne rapita da una copertina dalle tinte calde. Una figura quasi sciamanica sembra raccontare chissà quale storia fantastica ad un pubblico stupito e ammaliato di folletti e nani dai cappelli appariscenti. Alcuni sorseggiano qualche intruglio, un altro fuma una pipa dalla quale si dipana un fumo denso e vivo. Il fuoco del camino riscalda la vecchia bettola nella quale si svolge la scena. In alto la scritta...
Magnum.
On a Storytellers Night.

Gruppo formatosi a Birmingham nel lontano 1972, la formazione dei Magnum è composta dal chitarrista Tony Clarkin, leader e scrittore di tutti i pezzi del repertorio, Bob Catley a dirigere i giochi con la propria voce cosi caratteristica, calda e ammaliante, Mark Stanway a impreziosire la portata con le sue tastiere onnipresenti e infine Wally Love al basso e Jim Simpson alla batteria, qui nella sua ultima apparizione in quanto verrà sostituito nel successivo Vigilante dal talentuoso Mickey Barker.
I primi dischi, a partire da Kingdom of  Madness fino a The Eleventh Hour (1983), sono caratterizzati da un sound ancora lievemente più grezzo e vicino a un Hard Rock con alcune componenti più progressive ed epiche, ma i Nostri si evolveranno (pur senza mai stravolgere il loro sound) verso lidi musicali più raffinati, definibili come Adult Oriented Rock (AOR), ed emotivamente “forti”, passando anche per un periodo decisamente più pop-oriented, tutte caratteristiche che comunque erano già presenti in opere esemplari come Chase the Dragon (1982).
Ma torniamo a On a Storyteller’s Night, forse l’album che più di tutti racchiude ogni sfumatura di questo immenso gruppo, e sicuramente il disco con il quale definirono il loro sound e raggiunsero anche un successo importante.

Inserisco il disco nel lettore e la musica comincia a fluire.
Le note iniziali di How Far Jerusalem subito pervadono di epicità la mia stanza e, anche se non aiutate dal misero stereo che le da vita, mi introducono in un disco dall'atmosfera semplicemente magica, sognante, a volte malinconica, altre trascinante...

"They are the victims of the night  
Ride against the wind 
Born to lose the fight"

La voce di Bob Catley si rivela subito in tutta la sua maestosità lasciandomi quasi interdetto di fronte a un'interpretazione così profonda e riuscita. Il ritornello arriva a rompere la tensione epica della strofa, e si rileva subito un colpo vincente, un refrain perfetto che non mi abbandonerà più da quel giorno. 
Just Like an Arrow sembra una redenzione, un pezzo decisamente più trascinante e ritmato che mi mostrò subito l'altra faccia dei Magnum, quella cioè di un gruppo che oltre a scrivere pezzi più "impegnati" sa anche regalare canzoni veloci, trascinanti, pop-oriented, ma sempre accompagnate da una classe semplicemente superiore.
E così, con un alternarsi di umori che risulta già chiaro alla terza canzone, arriva la Title Track, e qui semplicemente rimasi completamente ammaliato dalla capacità narrativa del gruppo, che nella strofa sforna uno dei momenti più commoventi della loro carriera, non ci sarebbe altro da aggiungere...se non fosse che dopo una strofa così non arrivasse quel ritornello, definibile più che altro come un anthem..

"Keep your night light burning"

E davvero non bisogna fare altro che lasciare che la musica ti scorra nelle vene e ti segni per sempre, perché certi gruppi e certe canzoni sanno scavarsi un posto d'onore dentro qualunque ascoltatore. Il disco prosegue nella sua magica alternanza di pezzi più veloci come Steal Your Heart e Before First Light, con altri più "teatrali", epici e Pomp Rock come Endless Love e All England's Eyes, per finire con la commovente ballata The Last Dance. La classe e geniali melodie senza tempo come denominatore comune di ogni singolo pezzo dell'album, nessuno escluso. 
Un' ultima menzione la merita Les Morts Dansant. Ricordo che quel giorno, la prima volta che misi il disco in quel (misero) lettore, mi trovai interdetto di fronte alla bellezza delle note di tastiera lievemente disegnate da Mark Stanway. Ho pensato davvero che non ci potesse essere nulla al mondo di più bello e commovente di quell'incedere di tastiera, supportato e impreziosito qua e là dagli arpeggi chitarristici dello sciamano Tony Clarkin. 

"Cannons roared in the valley they thundered
While the guns lit up the night
Then it rained and both sides wondered
Who is wrong and who is right"

Ho pensato che quel ritornello fosse qualcosa di quasi ultraterreno, che le stupende immagini che Catley evocava con la sua voce fossero semplicemente qualcosa che ti entra nel cuore per non lasciarlo mai più.
 
  "What a night though it's one of seven
What a night for the dancing dead
What a night to be called to heaven
What a picture to fill your head"

L'ho pensato...e ora posso dire che non mi sbagliavo.




On a Storyteller's Night

Eccomi! Dopo aver litigato un pò con la grafica del blog (non che gli sforzi abbiano portato a un risultato decente), posso finalmente presentarlo. Questo spazio vuole semplicemente essere una mia valvola di sfogo personale con il quale trattare di musica, la mia più grande passione), e presentare qualche recensione e approfondimento di svariati gruppi e generi, in particolare soffermandomi su quelle realtà che magari hanno avuto meno "fortuna commerciale", ma che io reputo personalmente di grandissimo spessore, e credo siano quindi meritevoli di uno spazio dove ricevere più attenzione.Mi piacerebbe poi cercare di dare un'impronta abbastanza personale, soprattutto per quei dischi ai quali sono particolarmente legato, cercando di raccontarli (da qui il titolo del blog) più che "descriverli". Altre volte magari sarò più distaccato e formale...vedremo come mi sveglio la mattina! Spero che qualcuno possa trarre qualche spunto interessante e magari scoprire un gruppo che lo segnerà a fondo, proprio come è capitato a me in moltissimi casi grazie a recensioni e articoli pubblicati su internet, che sono stati e saranno sempre fondamentali per continuare a conoscere e scoprire(e anche a comporre...o almeno ci si prova!) musica..
Direi che ho blaterato anche troppo per i miei standard...meglio passare a qualcosa di decisamente più interessante, che pubblicherò a breve.
Keep your night light burning!
A presto.